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Parte dalla Sapienza la provocazione: cinquanta centesimi
al supermercato, al cinema o via sms per aiutare la ricerca
Non ci sono più i fondi?
E io adotto un ricercatore
di MONICA ELLENA
Fermare la fuga dei cervelli mandando un sms agli amici, andando al cinema o facendo la spesa al supermercato sotto casa. Un contributo di 50 centesimi e voilà, adotti un ricercatore e dai una mano all'eccellenza italiana. La provocazione, slogan Adotta un ricercatore, lanciata alcuni giorni fa dal Pro Rettore dell'Università La Sapienza di Roma, Gianni Orlandi, sta prendendo forma e sembra ormai pronta a partire.
"L'idea è di utilizzare i canali della piccola e grande distribuzione, i circuiti culturali di cinema e teatri o i gestori della telefonia - spiega il Pro Rettore - Con un sms o un coupoun di 50 centesimi si alimenterebbe un fondo integrato: opinione pubblica, stato e imprese private. La ricerca muove le auto, fa girare i computer, aziona i macchinari delle analisi mediche. Appartiene a tutti". Il fondo verrà utilizzato per mettere a bottega i capaci, sarà una fabbrica dei talenti con borse di ricerca per giovani laureati meritevoli e progetti di qualità scelti da un comitato di "saggi, espressione della comunità scientifica".
Un progetto con ambizioni nazionali che, per ora, partirà dalla capitale: l'appello è stato infatti raccolto dall'amministrazione romana e sarà discusso al prossimo incontro di Progetto Roma, il tavolo di concertazione per lo sviluppo dove siedono Comune, parti sociali, interlocutori culturali ed economici.
"In Italia siamo sotto di almeno 50 mila ricercatori, solo nel nostro ateneo nei prossimi dieci anni avremo il 33 per cento dei docenti in meno, un buco di 1.600 'cervelli'. E' necessario muoversi in tempo, formare nuove figure di studiosi richiede tempo e denaro".
E di denaro pubblico da noi sembra mancarne molto. La spesa statale - meglio, l'investimento - per ricerca e sviluppo nel nostro paese è di appena lo 0,8 per cento. Troppo poco. Guardando alla madre Europa rimaniamo indietro di molto: la media europea è dell'1,2 per cento con picchi del 3,5 per paesi come l'Irlanda e la Finlandia. Per colmare il gap servirebbero dieci miliardi di euro, ha detto poco tempo fa Piero Tosi, presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane.
Sul fronte privato non va meglio: appena lo 0,4 per cento, in gran parte destinato alla ricerca applicata, spendibile subito e più remunerativa. Mancando i fondi, mancano anche le braccia (e le menti): i ricercatori sono lo 0,9 per cento della forza lavoro contro l'1,5 della Francia, l'1,6 della Germania e l'1,1 dei cugini spagnoli.
Il genio italico c'è, è riconosciuto, pubblica, brevetta. Ma per realizzare i progetti, spesso, si va all'estero. I finanziamenti languono e i giovani si perdono in una giungla di contratti a termine, co. co. co (in)finiti: emigrare diventa una scelta quasi obbligata.
Se la maglia nera spetta all'Italia, il problema valica i confini: in Europa mancano all'appello circa 700 mila ricercatori. Il Consiglio europeo di Lisbona del 2000 aveva tra gli obiettivi il 3 per cento del Pil per investimenti nella ricerca da raggiungere entro il 2010. "Nel 2004 siamo ben lontani da quel traguardo - spiega Orlandi - il sorpasso di Usa e Cina è storia di ieri, quello di paesi come l'India è dietro l'angolo".
Insomma a chi scommette sull'università l'università offre una chance in più. L'adozione della Sapienza sembra far da contrappeso alla contestata idea di superprofessori che i presidi di facoltà potranno nominare (previa approvazione del Senato accademico) e che avranno diritto a incrementi di stipendi fino al 50 per cento e a "godere di preferenze" nell'attribuzione dei fondi di ricerca.
Una proposta della commissione cultura della Crui, quella di cattedratici vip, che non è piaciuta ai sindacati. "Sono i giovani il futuro del nostro sviluppo - conclude Orlandi - ci vuole un cambiamento di rotta che coinvolga tutti. A questo punto basta anche un sms...".
(11 maggio 2004)
fonte: http://www.repubblica.it/2004/e/sez.../adottaric.html |
| Gwath |
Magari... potrebbe veramente essere un'idea... anche perchè se aspettiamo lo stato con tutti i suoi debiti e i pochi soldi che dice di avere... campa cavallo che l'erba cresce... spendiamo per la ricerca quasi quanto un paese del terzo mondo... è incredibile...
Speriamo solo che quest'iniziativa prenda piede e venga supportata dai cittadini... :D |
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