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[Sociale] Calabria
Dopo l'omicidio Fortugno, primi cittadini in assemblea nell'aula del Consiglio regionale
"Lo Stato mandi pure i commissari, oppure un maresciallo dell'Arma al nostro posto"
Locride, l'ultimatum dei sindaci
"Leggi speciali o ce ne andiamo"
dal nostro inviato ATTILIO BOLZONI
Il ministro Pisanu al consiglio regionale calabrese
REGGIO CALABRIA - Bisogna vederli da vicino i sindaci della Locride, bisogna guardare le loro facce e cercare nei loro occhi per scoprire fino in fondo la paura della Calabria. Ci sfilano davanti in silenzio, uno dopo l'altro con addosso la fascia tricolore. Sono quarantadue. Se ne vogliono andare in massa.
Abbandonare, fare posto ai commissari straordinari del governo.
Sono maschere di cera le loro facce. Abiti scuri, cravatte nere, barbe malfatte da mani tremanti, sono i sopravvissuti dell'ultima notte senza sonno, i sindaci dei paesi della Calabria più mafiosa, quella dei delitti che non si scoprono mai, delle impunità garantite, dei sicari sempre ignoti. Eccoli qui che entrano nel parlamento di Reggio per ricordare "l'amico Francesco", la riunione straordinaria del consiglio regionale, seduta solenne, gonfaloni, bandiere, alte uniformi, i fiori del lutto, il governatore Loiero e la sua giunta schierati nei banchi lassù e loro giù sulle poltrone vellutate a raccontarsi le loro rabbie e le loro angosce.
Ci sono tutti. C'è Carmine Barbaro sindaco di Locri, c'è Vincenzo Foca sindaco di Ferrezzano, c'è Francesco Lucianò di Palizzi, c'è Vincenzo Ielo di Staiti, c'è Sisinio Zito sindaco di Roccella Jonica e presidente del comitato dei quarantadue primi cittadini della Locride. Ognuno di loro ha visto saltare in aria la propria auto o quella di un assessore, di un consigliere, di un impiegato comunale. Ognuno di loro ha un amico o un conoscente ammazzato, un vicino di casa, un parente. E' la Locride. E' la legge dei boss.
La voce di Francesco Lucianò, primo cittadino di Palizzi si alza all'improvviso tra le altre: "Noi ce ne andiamo, che lo Stato mandi pure i suoi commissari straordinari a sostituire noi tutti e metta anche un maresciallo dei carabinieri in ogni consiglio comunale". Si alza anche la voce di Piero Leone, consigliere della maggioranza di centro sinistra del comune di Locri: "Dobbiamo lasciare tutti il consiglio, ecco cos'è l'unica cosa giusta da fare a questo punto". E quella del consigliere di minoranza Dario Maranto: "Ci dimettiamo tutti, tutti insieme consegnamo le chiavi della nostra città a Roma". Si incontreranno tra qualche giorno i sindaci dei quarantadue comuni. E decideranno se stare ancora ad amministrare con la pistola puntata alla tempia o tentare il gesto estremo, clamoroso. La sfida: mollare tutto.
Restare lì è come firmare la propria condanna a morte. Fare gli amministratori onesti è come farsi spegnere lentamente, giorno dopo giorno. Non ce la fanno più a resistere in quei territori che i capi delle cosche oggi considerano proprietà loro, regnano in quei confini come se fossero piccoli "Stati canaglia", repubbliche indipendenti. E trafficano, comprano silenzi. E minacciano, minacciano sempre. "Ci sentiamo soli", sussurra il sindaco di Locri Carmine Barbaro. E poi dice: "La cura fatta fino ad ora dallo Stato non è andata bene, ce ne vuole un'altra". Anche a lui gli hanno fatto saltare in aria l'auto. Era posteggiata davanti al comune, nella strada principale del paese. Volevano bruciarla proprio lì la macchina del sindaco.
Come l'auto del consigliere Antonio Alvaro, quando anni fa era assessore ai Lavori pubblici. O come l'auto dell'altro consigliere Eliseo Sorbara. E' l'incubo quotidiano per una delibera che non "dovevano" firmare o per una licenza che "dovevano" rilasciare. Sotto ricatto. Sempre.
Il consiglio comunale di Locri è schierato al gran completo. Nove uomini e una donna nella prima fila, dieci uomini nella seconda. La donna si chiama Maria Antonietta Lombardi ed è l'assessore all'urbanistica della giunta di Locri. Ricorda: "Le telecamere avevamo chiesto e le telecamere chiederemo ancora. Magari non sarà molto garantista ma qualcuno deve pur vedere cosa accade nelle nostre strade e nelle nostre campagne". Alle sue spalle c'è l'assessore al Bilancio Alberto Brugnano. Chiede leggi speciali. E solo per la Locride: "Un decreto come quello che ci fu tanti anni fa per Reggio Calabria, ma non solo di natura finanziaria: vogliamo una vera e propria legge straordinaria anche in materia di pubblica sicurezza".
La paura esaspera, la paura porta altra paura. C'è chi vuole una scuola di polizia a Locri per "formare" investigatori specializzati nelle 'ndrine di questa zona, c'è chi vuole magistrati solo di origine reggina "perché gli altri non ci capiscono niente" o "stanno un anno e non vedono l'ora di andarsene". Si sfoga Roberto Filippone, capogruppo della maggioranza al comune di Locri: "Su 40 delitti degli ultimi anni non ne hanno scoperto neanche uno. In città di milioni di abitanti riescono a risolvere gialli intricati con i Ris e con i Ros, qui non si scopre mai nulla".
E' la Locride delle esenzioni da pena, dei pasticci investigativi, delle faide giudiziarie che stanno insabbiando un'antimafia già fin troppo barcollante.
Bisogna vederli proprio da vicino i sindaci della Locride per capire come sarà difficile già da domani fare i sindaci. Dopo l'agguato a Francesco Fortugno, un bersaglio per intimorire tutti, un avvertimento collettivo. "Ognuno di noi è a rischio, mia moglie questa mattina prima che uscissi di casa mi ha detto per la prima volta: "Mario, per favore stai attento, i nostri figli": così mi ha detto", racconta Mario Pirillo, assessore regionale all'Agricoltura, mentre altri sindaci entrano nel parlamento di Reggio. Ci sono anche quelli dei paesi della Sila, dell'Aspromonte, quelli della piana di Gioia Tauro e quelli delle Serre. Sono tutti intorno ai loro colleghi della Locride. E anche loro sono tutti lì ad aspettare cosa accadrà domani o la prossima settimana o tra un mese.
Arriva in aula la notizia che hanno "avvisato" in mattinata un consigliere regionale. "Farai la fine di Fortugno", gli hanno fatto sapere. Ma è "solo" un'altra minaccia. Una delle tante. D'ora in poi la Calabria dovrà fare i conti con ben altro di più insidioso. E non sarà certo qualche battuta poliziesca di caccia all'uomo o qualche latitante catturato a far riconquistare allo Stato quello che ha perduto, quei territori che così a lungo ha lasciato nelle mani di boss piccoli e grandi. In pochi mesi non potrà certo riprendersi ciò che ha abbandonato venti o trent'anni fa. E i sindaci della Locride lo sanno chi comanda veramente a casa loro.
non fa notizia...lo sanno tutti come funziona in certe zone..![]()
Per estirpare la criminalita' in certe zone ci vorrebbero misure "fasciste", "illiberali" e "militari"....pero' queste sono cose da dittatura...non certo da paese civile come il nostro dove la Mafia e' ancora per molti una invenzione dei mass media.
Spesso per essere garantisti verso tutti si chiudono entrambi gli occhi...ma siamo sicuri che e' quello che vuola la gente per bene che si spacca il culo dalla mattina alla sera x uno stipendio da fame mentre le cosche navigano nell'oro e comandano?
Non lo so...
Non è quello che vuole la gente, che giustamente non ha il coraggio di ribellarsi perché farlo può significare (e spesso significa) vedersi rovinata la vita, o addirittura conclusa. Spero che gli assessori di sinistra e tutte le persone che tentano di lottare contro questa situazione non si facciano intimidire dall'avvenimento, sapendo che resistere in questo modo può significare cambiamento per una delle terre più povere d'Europa (dietro anche all'Albania e alla Romania).
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«And if you ever smell christian blood up in the mountains, then get your axe and chop them down!»
Il problema sai quale è? è che prima alcune persone si "affidano" alla mafia, la appogiano, chiedono favori etc. Poi si lamentano del "problema" mafia, quando vogliono uscire dal" giro", e succede quello che succede ovviamente. Quanti di quei sindaci che ora si cagano sotto (ma ci credete veramente?) sono stati eletti con i voti o con l'appoggio della mafia? Quanti? E ora sono li a fare i bastardi ipocriti e a chiedere l'aiuto dello stato poverini.
Barone, dai per favore, non parlare se non conosci certe situazioni e fatti, non fare quello che da Milano giudica il sud, non è il caso. Non ci vuole nessuna tipo di repressione fascista, la mafia è un fatto culturale, sta alla gente capire che aggrapparsi alla mafia (per alcuni però sembra inevitabile) non porta nulla di buono, neanche ai propri interessi.
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SEPHIROT
mi piacciono i bluvelvet menosi - http://www.menschenfreundlicher.ch/ - "secondo me basta copiarlo in notepad"
Originally posted by Sephirot
Il problema sai quale è? è che prima alcune persone si "affidano" alla mafia, la appogiano, chiedono favori etc. Poi si lamentano del "problema" mafia, quando vogliono uscire dal" giro", e succede quello che succede ovviamente. Quanti di quei sindaci che ora si cagano sotto (ma ci credete veramente?) sono stati eletti con i voti o con l'appoggio della mafia?
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vabè dai la smetto qui
la vita è bella
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Originally posted by Sephirot
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Originally posted by Sephirot
Barone, dai per favore, non parlare se non conosci certe situazioni e fatti, non fare quello che da Milano giudica il sud, non è il caso. Non ci vuole nessuna tipo di repressione fascista, la mafia è un fatto culturale, sta alla gente capire che aggrapparsi alla mafia (per alcuni però sembra inevitabile) non porta nulla di buono, neanche ai propri interessi.
Si ok la mentalità...ma la mentalità si cambia solo facendo rispettare le leggi.e questo è un compito dello Stato.Ma lo Stato per primo fa i suoi interessi in queste situazioni(parlo dei politici di qualsiasi schieramento),e quindi il problema non verrà mai risolto.E purtroppo se qualcuno ci proverà sarà inevitabile avere altri Borsellino,Falcone,Dalla Chiesa,Grasso, Impastato e così via....purtroppo queste persone vengono considerate eroi...ed è questo il problema.Un eroe si distingue dalla massa,invece la massa dovrebbe essere come loro
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Governare gli italiani non è impossibile, è inutile. (G.Giolitti)
Originally posted by Sephirot
Non ci vuole nessuna tipo di repressione fascista, la mafia è un fatto culturale, sta alla gente capire che aggrapparsi alla mafia (per alcuni però sembra inevitabile) non porta nulla di buono, neanche ai propri interessi.
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Tanenbaum is overrated.
Originally posted by SIMBIOS
Si ok la mentalità...ma la mentalità si cambia solo facendo rispettare le leggi.e questo è un compito dello Stato.Ma lo Stato per primo fa i suoi interessi in queste situazioni(parlo dei politici di qualsiasi schieramento),e quindi il problema non verrà mai risolto.E purtroppo se qualcuno ci proverà sarà inevitabile avere altri Borsellino,Falcone,Dalla Chiesa,Grasso, Impastato e così via....purtroppo queste persone vengono considerate eroi...ed è questo il problema.Un eroe si distingue dalla massa,invece la massa dovrebbe essere come loro
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Den som väntar på något gott väntar aldrig för länge
"...una radio spenta e' peggio che scambiare una radio per un adesivo..."
la gente dorme e si sveglia solo per morire
Originally posted by Renaulto
Non a caso i grossi colpi inflitti alla mafia sono stati in occasione dei maxi-processi, dell'introduzione del 41bis e delle varie campagne di militarizzazione.
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~ get Debian! ~ get FreeBSD! ~ get OpenBSD! ~
Originally posted by Terrytop
e' gia' ottimista sperare che con il cambio generazionale cambi la mentalita'
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Originally posted by DeepBlue
Quando mi guardo in giro e vedo come sono combinati i ragazzi di 15 anni, il cambio generazionale mi mette solo tristezza.
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Originally posted by Renaulto
Sì, aspetta e spera, l'opinione che una repressione forte potrebbe essere risolutiva nei confronti delle mafie non è di origine "polentona", ma era la linea di condotta che portavano avanti gli stessi Falcone e Borsellino.
Non a caso i grossi colpi inflitti alla mafia sono stati in occasione dei maxi-processi, dell'introduzione del 41bis e delle varie campagne di militarizzazione.
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