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CINEFORUM
MR.ARKADIN
presenta
Cinema delle pulsioni
http://www.cinearkadin.org/rassegna2.php?ref=pulsioni
dalla comunicazione via mail:
GLI STUDENTI DELL'UNIVERSITà DEGLI STUDI DI MILANO SONO TENUTI AL PAGAMENTO
DELLA SOLA TESSERA ANNUALE (UNA TANTUM) ED USUFRUISCONO DI INGRESSO
GRATUITO (PREVIA ESIBIZIONE DEL TESSERINO UNIVERSITARIO) |
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Pro tue fortuna,
ki onzi notte t'isplenda sa luna,
ki no appas mai dolore,
ki onzi die t'illuminede su sole,
custu è s'auguriu meu,
dae oe finu a canno kere deu!
(anonimo) |
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Enotico | now playing: Paolo Rossi |
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«Eppure, nonostante tutto il mio desiderio, non mi sono mai potuto immaginare che nono ci sia vita futura né Provvidenza. La cosa più probabile è che tutto ciò esista, ma che nulla possiamo capire della vita futura e delle sue leggi. Ma se tutto ciò è cosi difficile, anzi assolutamente impossibile a capirsi, sarò forse responsabile di non essere in grado d'intendere quello che è incomprensibile? DIcono, è vero, e naturalmente anche il principe con gli altri, che qui appunto ci vuole sottomissione, che bisogna inchinarsi senza tanti ragionamenti, in ossequio ai buoni costumi, e che dalla propria docilità uno è certamente ricompensato nel mondo di là. Noi abbassiamo troppo la Provvidenza attribuendole le nostre idee, per il dispetto di non riuscire a capirla. Ma, ancora uan volta, se capirla è impossibile, non è logico, ripeto, che si risponda di ciò che l'uomo non può intendere. E se è così, come si potrà giudicare me, perchè non ho capito la vera volontà delle leggi della Provvidenza? Ma è meglio se lasciamo la religione. »
da "L'idiota" di Dostoevskij |
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Assonnato | now playing: Claudio Lolli - Aspettando Godot |
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Mezza mattina: sole e aria pulita, giovane.
Subito mi preparo, scarpe qualsiasi e vestiti anonimi.
Esco di casa.
Trenta metri e inizia il naviglio, quello della Martesana; la visione è alquanto autunnale: tinte pastello che vanno dal giallo delle foglie secche al marrone della terra umida, passando per il verde scuro dei cespugli. L'acqua è poca ma speranzosa, si fa spazio tra la fanghiglia e tenta la discesa lenta. Poche persone camminano, qualcuno torna dalla messa, due signori discutono di Caravaggio, di quanto fosse ai suoi tempi rivoluzionario, lui che dipingeva i santi coi piedi sporchi, li rendeva umani e faceva storcere il naso ai puritani.
Qualcuno passa di corsa, a rincorrere una "forma" che vede, li, all'orizzonte, perfetta, utopica, inarrivabile, o solamente a disperdere nell'aria la sua solitudine che deve essere resa pubblica perchè abbia una sua forza e importanza. Qualcuno passa in bicicletta, ha fretta di ingurgitare paesaggi che conosce e non lascia traccia o noia. Qualcuno telefona, altri si guardano intorno, i bimbi si rincorrono e le carrozzine cullano le mamme che le spingono. Tre orientali pescano buffamente con delle retine, a piedi nudi e col sorriso acceso, nell'acqua oramai alta quattro o cinque dita,
Si vede un signore che raccoglie delle verdure dal suo orticello, che arriva fino al fiumiciattolo con una scaletta di pietra, che sembra essere messa li per gioco o per deridere la maestosità dei palazzoni verdi li accanto.
Si susseguono i ponti e le facce, a volte irritate, altre quiete, altre pensierose e altre ancora imbarazzate. Un nonno incontra il nipotino al parco e gli fa le feste, dei ragazzi giocano coi cani, e le anatre sguazzano in uno specchio verdino che dà quasi l'impressione che più in la si nasconda uno dei tanti spettacoli della natura che spesso l'acqua non disdegna di regalarci. Assorto e adattato all'ambientazione mi appare dinanzi una trattoria zeppa di gente felice che brinda a chissà quale ricorrenza, ma più in la c'è la strada. Il naviglio finisce in una grata, come se fosse finita la storia, se avessi finito di leggere un libro, chiusa l'ultima pagina ci si guarda in giro e si aspetta di poterne avere un altro sotto gli occhi. Non c'è più nulla da pensare perchè i pensieri sarebbero asincroni, anacronistici.
Mi decido a tornare indietro, così come sono arrivato, rivedendo il passato recentissimo che mi passa davanti, un paesaggio che ho già interiorizzato e "vissuto".
E' ora di tornare a casa, le mie trofie al pesto mi aspettano!!  |
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Rilassato | now playing: De Andrè - Corale |
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Crittologico | now playing: Matteo che parla |
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Il bene pubblico
di Andrea Camilleri
Mentre se ne stava stinnicchiato al sole, al Cavaliere scappò un bisogno urgente. Visto che la spiaggia era deserta, s’arriparò darrè un cespuglio. In quel preciso momento vide passare uno scrafaglio merdarolo che faticosamente trascinava nella sua tana una pallina di sterco.
«Ti basterà per mangiare tutta l’invernata», spiò il Cavaliere.
«Non credo», arrispunnì lo scrafaglio. «Siamo tutti preoccupati. Quest’anno, tra una cosa e l’altra, abbiamo raccolto picca e nenti. Rischiamo tutti la fame».
«Ci sono qua io!», disse il Cavaliere.
E fece il bisogno suo. Sul quale si gettarono tutti gli scrafagli merdaroli inneggiando alla generosità del Cavaliere.
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stati(sti)co | now playing: trrrrrr(pc in silab) |
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Il figlio del re (Piero Marras)
Dimmi cosa mi hai portato padre mio, dimmi cosa mi hai portato
ti ho portato un sacco pieno di esperienza, perché guidi la tua vita
l'esperienza saprà far di te il più potente re
l'esperienza saprà far di te il più potente re
non la voglio non mi serve l'esperienza, puoi gettarla in fondo al mare
l'esperienza che mi porti è un brutto libro, tutto da dimenticare
Dimmi cosa mi hai portato madre mia, dimmi cosa mi hai portato
ti ho portato un cesto carico d'affetto, che riempia la tua vita
il mio affetto lo sai mai lasciarti saprà mio re
il mio affetto lo sai mai lasciarti saprà mio re
non lo voglio non mi serve questo affetto, puoi gettarlo in fondo al mare
quest'affetto che mi porti è la mia croce, la mia angoscia naturale
Dimmi cosa mi hai portato mio giullare, dimmi cosa mi hai portato
ti ho portato un sacco pieno di allegria, che rallegri la tua vita
l'allegria scaccerà la tristezza che hai mio re
l'allegria scaccerà la tristezza che hai mio re
non la voglio non mi serve l'allegria, puoi gettarla in fondo al mare
l'allegria che tu mi porti è solo un trucco, perché possa non pensare
Dimmi cosa mi hai portato vecchio servo, dimmi cosa mi hai portato
ti ho portato la miseria della gente, ti ho prtato il suo dolore
ti ho portato la gran rabbia della gente, ti ho portato il suo tormento
ti ho portato pure un lembo di speranza, ti ho portato un filo d'erba
ecco adesso se vuoi tu frustarmi potrai, mio re
ecco adesso se vuoi tu frustarmi potrai, mio re
prenderò la tua miseria vecchio servo, né farò la mia esperienza
prenderò la tua gran rabbia vecchio servo, né farò il mio solo affetto
prenderò, prenderò la tua speranza vecchio servo, né farò la mia allegria.
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Meglio di ieri. | now playing: tastiera(qwerty) |
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Alle insegne
Leggete libri di ferro!
Sotto il flauto d’una lettera indorata
si arrampicheranno marene affumicate
e navoni dai riccioli d’oro.
E se con allegra cagnara
turbineranno le stelle "Maggi",
anche l’ufficio di pompe funebri
moverà i propri sarcofaghi.
Quando poi, tetra e lamentevole,
spegnerà i segnali dei lampioni,
innamoratevi sotto il cielo delle bettole
dei papaveri sui bricchi di maiolica.
Vladimir Majakovski |
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sottozero | now playing: Via Del campo |
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Dimonios
China su fronte
si se sezzidu pesa
ch'es passende
sa Brigata Tattaresa.
Boh! Boh!
E cun sa manu sinna
sa mezzus gioventude
de Saldigna.
Semus istiga
de cudda antiga zente
ch'a s'inimigu
frimmaiat su coro.
Boh! Boh!
Es nostra oe s'isigna
pro s'onore de s'Italia
e de Saldigna.
Da sa trincea
finas'a sa Croazia
sos "Tattarinos"
han'iscrittu s'istoria.
Boh! Boh!
Signimos cuss'olmina
onorende cudd'erenzia
tattarina.
Ruiu su coro
e s'animu che lizzu
cussos colores
adorant s'istendarde.
Boh! Boh!
E fortes che nuraghe
a s'attenta pro mantennere
sa paghe.
Sa fide nostra
no la pagat dinari.
Aioh! Dimonios!
Avanti forza paris.
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Sciancau | now playing: (none) |
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A Diosa (Salvatore Sini)
Non potho reposare amore e coro
pensende a tie soe donzi momentu.
No istes in tristura prenda e oro
né in dispiacere o pessamentu.
T'assicuro ch'a tie solu bramo,
ca t'amo forte t'amo, t'amo, t'amo.
Amore meu prenda de istimare
s'affettu meu a tie solu est dau;
s'are iuttu sas alas a bolare,
milli bortas a s'ora ippo bolau;
pro benner nessi pro ti saludare,
s'attera cosa non a t'abbissare.
Si m'esseret possibile d'anghelu
d'ispiritu invisibile piccabo
sas formas; che furabo dae chelu
su sole e sos isteddos e formabo
unu mundu bellissimu pro tene,
pro poder dispensare cada bene.
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"Ma come fare non lo so
si, devo dirlo, ma a chi?!
Se mai qualcuno capirà
sarà senz'altro un altro come me"
Rino Gaetano |
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